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CENNI STORICI E GENERALI

Escavo del Canale dei Cuori Premessa

Il Consorzio di Bonifica Adige Bacchiglione è stato costituito con provvedimento della Giunta Regionale Veneto n. 6324 del 06/12/1979, ai sensi della R.L. n. 3 del 13/01/1976. La sua estensione territoriale è di 49’037 ettari e proviene dal raggruppamento degli ex Consorzi elementari "Monforesto", "Bacchiglione Fossa Paltana", "Retratto di Monselice" e "Paludi Catajo e Savellon di Bagnarolo" oltre che di un territorio collinare recentemente classificato, riguardante la parte sud-orientale dei Colli Euganei.La superficie territoriale, distribuita tra le provincie di Padova e di Venezia, interessa in tutto o in parte 31 Comuni:
Provincia di Padova: Este, Baone, Arquà: Este, Baone, Arquà Petrarca, Monselice, Galzignano, Vò Euganeo, Torreglia, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Pernumia, Solesino, S. Elena d'Este, Pozzonovo, S. Pietro Viminario, Cartura, Tribano, Conselve, Bagnoli di Sopra, Arre, Agna, Anguillara Veneta, Correzzola, Codevigo, Candiana, Terrassa Padovana, Bovolenta, Pontelongo, Carrara S. Stefano.
Provincia di Venezia: Cona, Cavarzere e Chioggia.

Carta dei bacini elementariLa configurazione geometrica del comprensorio si presenta di forma allungata in maniera rilevante in direzione est-ovest e la sua altimetria, a parte la zona collinare, ha un andamento degradante verso est con livelli medi dei terreno che da quota 7,00 m s.l.m. ai piedi dei Colli Euganei, scendono fino a quota -3,50 m s.l.m. al limite opposto. Data l'epoca recentissima della costituzione del nuovo Consorzio Adige Bacchiglione, per ricavare delle notizie generali sul comprensorio bisognerà necessariamente rifarsi alle vicende dei Consorzi elementari originari, che hanno avuto ciascuno una propria vita ed una storia autonoma:
1) Consorzio di Bonifica Fossa Monselesana - Foresto Generale (Monforesto);
2) Consorzio di Bonifica Bacchiglione Fossa Paltana;
3) Consorzio di Bonifica Retratto di Monselice (e i Colli Euganei);
4) Consorzio di Bonifica Paludi Catajo e Savellon di Bagnarolo.

Consorzio di Bonifica Fossa Monselesana - Foresto Generale (MONFORESTO)
Motori diesel all'idrovora Ca' Bianca di ChioggiaIl Consorzio di Bonifica Fossa Monselesana - Foresto Generale, più brevemente Monforesto, che aveva sede in Padova, per l'entità delle opere e per la vastità della zona era il più importante del Veneto ed uno dei principali d'Italia, ed era costituito dai due Consorzi indicati nella denominazione, e dei quali facevano parte sei Consorzi minori. Nel territorio del Monforesto furono installate, nel secolo scorso, le prime idrovore con motori termici d'Italia.
Il confine tra i due Consorzi era rappresentato da una linea immaginaria individuata da segnali di pietra, e chiamata Linea Malipiera.
Foto: motori diesel all'idrovora Ca' Bianca di Chioggia







Il principale canale del Consorzio era il Canale dei Cuori il quale, oltre a raccogliere alle sue origini tutte le acque di Fossa Monselesana, riceveva lungo il percorso le acque dei vari bacini costituenti il Foresto Generale, sollevate con numerosi impianti idrovori. Il Canale dei Cuori scaricava nel fiume Brenta-Bacchiglione e Punta Gorzone e, per la Botte delle Trezze, in Laguna, a Ca' Bianca, a mezzo di porte automobili. Aveva anche tre altri scarichi in Brenta: attraverso una chiavica detta di Ca’ Pasqua, una conca di navigazione ed un manufatto a porte automoboli detto delle Porte Nuovissime: conca e manufatto erano situati entrambi in vicinanza di Ca’ Pasqua.










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Consorzio di Bonifica Bacchiglione - Fossa Paltana
Interni all'idrovora BarbegaraL'origine del Consorzio è antichissima; il territorio che si estende nel versante meridionale del contado padovano, per le sue caratteristiche di ambiente depresso, era scarsamente conosciuto nei primi secoli del 1000; come vi si svolgesse la vita e se vi siano stati avvenimenti di un qualche rilievo, ben poco si riesce a sapere, e quel poco, soltanto attraverso la ricerca e la consultazione di documenti sparsi e frammentari.
Sotto il profilo storico dell'antica ruralità nel padovano, quei fabbricati costruiti per il conforto degli uomini e per il ricovero degli animali, rappresentano tuttora la viva testimonianza del grado di efficienza e di ordinata operosità, realizzato da quella società rurale; una testimonianza che pur con diverso carattere e finalità, si può assimilare a quella offerta dalle ville venete, per comprendere il movente e gli scopi dell'insediamento nella campagna padovana di famiglie del patriziato di Venezia.
La parte meridionale del contado padovano, quella fascia di territorio compresa fra le propaggini orientali dei Colli Euganei, il fiume Bacchiglione, la Laguna Veneta e l'Adige, agli albori dell'anno mille si presentava come una successione di "valli e vegri": le valli erano formate da acque stagnanti, piovane o di esondazione; scendevano dal grande bacino imbrifero ai piede dei colli e spagliavano lentamente in direzione del litorale marino attraverso le naturali bassure del terreno; alcuni luoghi rimanevano al di sopra dell'acqua; si coprivano di vegetazione spontanea e, nel gergo, venivano chiamati "vegri", un termine che ancor oggi nella campagna ha il significato di terreno da dissodare.
L'Adige usciva spesso dalle precarie arginature, solcando la campagna di nuovi corsi, sicché quando le acque si ritiravano, si formavano nelle naturali depressioni dei grandi laghi campestri che ancor oggi si ricordano con i nomi dei più estesi: lago di Anguillara, di Vighizzolo, del Peocchioso, di Cuori. Più a nord, sotto la sponda destra del Bacchiglione, esisteva un'altra depressione assai vasta, chiamata Fossa Paltana, nella quale si raccoglievano acque piovane che uscivano dalle falle assai frequenti nelle arginature del fiume; ai margini di questa palude sorgevano due miseri villaggi di cacciatori e pescatori di valle: Candiana e Pontecasale; di lì l'altimetria si elevava leggermente verso Conselve.
Tra queste due fascie depresse e paludose, emergeva una modesta ma continua dorsale che si sviluppava dalla base dei colli: era per lo più formata da accumuli sedimentari di terriccio trasportato da antiche alluvioni, terriccio in genere dotato di buona fertilità, con altimetria sufficiente per assicurare il deflusso naturale delle acque piovane: lì erano sorte numerose borgate e stabili insediamenti di gente che traeva sostentamento dall'agricoltura e dagli allevamenti.
Avvicinandosi al mare, questa dorsale, degrada al livello del territorio circostante, coprendosi di acquitrini e di boschi e assumendo significative denominazioni quali: il Foresto, Villadelbosco, Concadalbero; erano questi dei luoghi pressoché disabitati, con rari passaggi di viaggiatori o di carovane di mercanti che percorrevano, tra gli acquitrini, i resti dei rilevati delle antiche vie consolari Annia, Popilia, Romea. A movimentare l'ambiente vi erano state anche delle azioni militari sul finire del '300, quando la repubblica veneta aveva inviato imbarcazioni e uomini in arme per attaccare e distruggere il torrione di Castelcarro, che Francesco da Carrara aveva innalzato a cavaliere del fiume per sfidare la repubblica e per difesa avanzata del suo territorio.
A poca distanza, nel luogo chiamato Concadalbero, s'ergeva sulla pianura un vecchio castello abitato dalla signorìa del luogo, la famiglia De Crescenzi; si tramanda che costoro abbiano fatta donazione verso il 1100, di una plaga valliva al Monastero padovano di Santa Giustina, che vi aveva insediato un gruppo di religiosi, la cui missione era di dedicare la loro esistenza, più che alla semplice contemplazione, alla guida e all'assistenza nelle misere popolazioni che erano prive di risorse e di iniziative; mirabili precedenti di questa azione si erano già avute nelle storiche abbazie di Pomposa, di Nonantola, della Vangadizza, di Santa Maria delle Carceri.
Quella piccola comunità di Concadalbero costituì il primo nucleo organizzato e operativo di tutti i luoghi vallivi; tre secoli dopo esso rivelò tutta la sua importanza, quando la Repubblica di Venezia, che aveva sconfitta sul piano militare e politico la signorìa Carrarese, si trovò a doversi aggregare, contro ogni suo interesse, vasti territori del padovano e ad affrontare la grave condizione degli abitanti delle valli.
A determinare le scelte vi era il ricordo recente della guerra di Chioggia e della grave minaccia che da quei luoghi era venuta alla città di Venezia: per questo si deliberò che la fascia di territorio compresa fra l'Adige e il Canale della Rebosola (zona del Foresto), per motivi di sicurezza fosse incorporata nel beneficio del doge regnante, "il dogado".
L'altro territorio, tutto vallivo e boschivo, compreso fra il canale della Rebosola e il tronco terminale del Bacchiglione (Fossa Paltana), venne invece attribuito al Monastero di Santa Giustina, affinchè i monaci, che nel nucleo di Concadalbero avevano già organizzata l'assistenza alle popolazioni delle valli, portassero la loro azione e la loro esperienza in un'area molto più vasta; in quel momento il Monastero era retto dall'abate Pietro Barbo, di origine veneziana, che, come tale offriva garanzia certa di adesione alle direttive ed agli interessi della repubblica.
Si era sulla metà del '400 e la pace era ancora lontana; sarà solo agli inizi del '500 che le vittorie dell'armata veneta sui federati della lega di Cambrai; apriranno finalmente prospettive di pace e di stabilità politica in tutto il territorio padovano.
Erano questi i presupposti essenziali per intraprendere iniziative atte ad assicurare al territorio un graduale riassetto, dopo il secolare abbandono e il grave disordine idraulico, condizioni queste che erano causa per le popolazioni, di denutrizione, febbri malariche, malattie endemiche e di una condizione generale di arretratezza provocata dall'isolamento e dall'assenza di scambi.
Per questa povera gente i monaci rappresentavano una guida sicura e il supporto fideistico che sorreggeva la loro missione, le dava tutti i caratteri di uno strumento della provvidenza. Dal centro originario di Concadalbero i monaci si trasferirono nell'antico borgo di Correzzola, ove fissò la sua sede operativa il monaco "cellerario", amministratore del tenimento per conto dell'abate.
Lì venne decisa la strutturazione del vasto territorio mediante la ripartizione in cinque gastaldìe, autonome nelle iniziative ma strettamente coordinate nel sistema: Cona, Concadalbero, Villadelbosco, Civè e Brenta; lì la terra era assai fertile, ma a causa del dissesto idraulico, non era possibile coltivarla, senza aver prima posto un limite all'invadenza delle acque: acque del Bacchiglione che esondavano dalle precarie arginature in stato di abbandono; acque piovane che non trovavano adeguate vie di deflusso.
E fu proprio lì, nel tenimento dei monaci, che vennero mettendosi a punto i canoni originari della bonifica, intesa alla maniera dei Veneti: a scolo naturale, con i mezzi dell'epoca: a scolo meccanico quando l'uomo, qualche secolo dopo, potrà avvalersi delle nuove fonti di energia.

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Consorzio di Bonifica "Retratto - Monselice" (I Colli Euganei)
Cantiere del Consorzio di Bonifica degli anni 20L'anno 1557 è l'anno di nascita del Consorzio Retratto-Monselice: in detto anno infatti con la terminazione in data 6 agosto 1557 dei Provveditori ai Beni Inculti, la Repubblica Veneta stabilì che "sia fatto il ritratto delle valli che sono dalla Battaglia fino ad Este, che confinano col fiume ovver Canale Monselice, et con i monti intorno delle valli di Galzignano, di Val Sanzibio, d'Arquà et di Baon" restando i terreni per una metà in possesso dei particolari e per l'altra metà in possesso della Signoria, la quale cedette poi la sua metà mediante asta pubblica.
Una settimana dopo, altra "terminazione" in data 13 Agosto 1557 fissava "che tutti quelli che vorano retrazzer terre, siano obbligati a dar in "nota il giusto numero delli campi che vorano retrarre ecc.", "che se detti che vorano redur le sue terre e che daranno la quantità in "nota di esse, non haranno dato la vera quantità delle terre che voranno "retrarre, ma minor numero di quelle, debbino, fatto il retrato, "rihavere per sue solamente quella quantità che l'haranno datto in "notta, restano il rimanente predetto dell'Ill.mo Dominio o delli "carattadori pro ratha, et se fusse data dalli detti in notta maggior "quantità di quello che hanno, perhò non abbino perso li denari "exsorsati, ma li sii restituito quel sovrabbondante per quelle terre che havessero datto de più in notta ecc."
Nelle sovrariportate "terminazioni" riconosciamo lo stile caratteristico delle decisioni della Repubblica Veneta che, sia pure in forme bene spesso drastiche, affrontava opere grandiose e le portava a compimento: nel caso in questione trattavasi di riunire tutte le acque ristagnanti tra "il fiume over canale Monselice" - nel tratto Este-Battaglia - e le pendici dei Colli e portarle a sottopassare detto canale - mediante un manufatto da costruirsi a Rivella - ed a scaricarsi nell'attuale Canale di Sottobattaglia.
Nel 1559 le cronache asseriscono che l'aspettativa comune era stata superata dai fatti "a grande soddisfazione ed utile degli interessati".

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Consorzio di Bonifica Paludi Catajo e Savellon di Bagnarolo
Idrovora Catajo in Comune di Battaglia TermeIl comprensorio del Consorzio Paludi Cattaio e Savellon di Bagnarolo, classificato di bonifica col R.D. 8 Agosto 1924, n° 6.219, comprende i territori di due ex Consorzi di scolo e difesa, denominati Paludi Cattaio e Savellon di Bagnarolo, il primo di antica origine (1556), il secondo costituito con Decreto 25 Dicembre 1808 del Corpo Reale delle acque e strade di Padova.
Il territorio consorziale è delimitato a nord dalle pendici dei Colli Euganei e dal Canale di Sottobattaglia, nel tratto fra il castello del Cattaio ed il sostegno Arco di Mezzo in Battaglia Terme, e per il rimanente dal Canale Bagnarolo; a sud, dallo stesso canale Bagnarolo; ad ovest, dal Canale di Monselice, dalla strada comunale Battaglia-Galzignano e dalle pendici dei Colli Euganei. Il comprensorio, ricadente per intero nella provincia di Padova, ha una estansione di 894 ha, mentre l'area di contribuenza è leggermente inferiore.
Altimetricamente presenta delle irregolarità per la esistenza di una serie di alture e di depressioni, da quote intorno a m 8 sul medio mare nel bacino Savellon a quote di m 4,00-4,10 nel bacino Vallata Cattaio. Tali irregolarità trovano riscontro nella diversa natura dei terreni, costituiti dai detriti trachitici, nelle alture, dalle argille miste a sabbia, nelle zone medie, e dalle torbe frammiste ad argille, nelle bassure.
Nei riguardi idrografici il territorio che, come si dirà, è stato recentemente sistemato, aveva ordinamento a scolo naturale il quale era tuttavia lontano dall'assicurare, anche nei periodi di modestissime morbide dei corsi d'acqua recipienti, quei franchi minimi che le colture avrebbero richiesto.
Alcuni frammenti storici ci portano alla ribalta diverse vicissitudini sofferte da questi territori, dall'impotenza di scolare le acque per la infelice posizione geografica del territorio ostacolato da una parte dalle pendici dei Colli Euganei e dall'altra dalle barriere del Canale di Battaglia e dal Canale di Bagnarolo fino ai primi tentativi di Bonifica studiati anche dal Galileo Galilei. Sempre nel passato questo territorio ha avuto momenti di grave crisi idraulica risolta peraltro in maniera soddisfacente solo con l'avvento delle macchine.
Prima della sistemazione idraulica le condizioni igieniche della zona erano pessime ed influivano a svalutare il noto centro termale di Battaglia, poichè si riscontravano non infrequenti casi di malaria fra gli ospiti della stazione di cura. Successivamente la zona ha acquistato floridezza ed aspetto ridente, ed il centro termale di Battaglia si è sviluppato verso la zona già malarica ed oggi risanata.

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